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Visioni da un futuro presente




Ieri sera ho cenato con il mio futuro,
l'ho guardato a lungo negli occhi, ho scrutato ogni espressione,
 indagato ogni piccola piega del viso
ed ho capito chi sono e chi sarò.
Sono il cane bastardo abbandonato in autostrada in un agosto cocente,
scodinzolo fiduciosa vicino alla mezzeria certa che verranno a riprendermi
mentre le auto sfrecciano via una dopo l'altra.
Sono il naufrago che grida AIUTO con insensatezza e disperazione 
mentre annaspo, lotto e mi dibatto in questa marea di vetri rotti
che mi provocheranno ferite sanguinanti che nessuno guarirà.
Sono il malato terminale che chiede con gli occhi solo di farla finita 
mentre viene parcheggiato con una copertina sulle gambe accanto ad una finestra
che lascia passare solo la luce vuota di una domenica invernale.
Sono il sacchetto azzurro dei rifiuti dimenticato ad un metro dal cassonetto,
fuori posto, ridicolo e patetico come la pigrizia di chi non ha voluto fare un metro in più.
Ieri sera ho cenato con il mio futuro,
ho osservato le sue dita pallide contro la parete del bicchiere...
rosso rubino dall'altra parte.
Poi ho osservato le mie sulla tovaglia,
sono le stesse 4 anni prima.
Ieri sera ho cenato con il mio futuro,
ho compreso i suoi respiri, fatti di ricordi che bucano i polmoni;
ho guardato la sua bocca, per sempre lo stesso nome sulle labbra
e ho capito che basterebbe poco così.
Basterebbe l'abbraccio per cui è perfetto
basterebbe il calore che ri-conosce.
Ieri sera ho cenato con il mio futuro,
mi parlava...
respiro, gli sorrido e intanto vorrei morire
perchè non c'è posto al mondo in cui potremmo nasconderci.

Pubblicato il 21/1/2013 alle 10.54 nella rubrica Diario.

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