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Di certezze e paure

di muri crollati e staccionate accantonate di lato

elogio all'inutilità coerente

Tutto e il suo contrario

i secondi dilatati ad ore, i giorni , gonfi ,infiniti.

Il canto degli uccelli prima del levarsi del sole diventa abitudine

tachicardia e fame d'aria.

Le mie mani nervose che cercano pace

L'impossibilità di toccarsi e il dolore sottile di ammetterne il bisogno.

Di fragilità e paure

nave che si muove tra gli scogli di un impatto possibile

forse probabile.

Ombre, ombre presenti anche se distanti

ombre solide come il piombo

e poi un secondo, un singolo secondo che spazza via tutto

prima la voce e poi le mani

prima la vista e poi il tatto per sentire quanto sia giusto.


Pubblicato il 26/6/2007 alle 1.51 nella rubrica Diario.

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